Questa domanda mi è stata posta pochi giorni fa da un noto personaggio televisivo, in occasione della registrazione di un talk show. E, lo ammetto, lì su due piedi mi ha spiazzato per qualche secondo. Ma come, direte voi (io stesso me lo sono chiesto dopo): come può spiazzare una domanda così semplice a chi è cinofilo nel cuore? Eppure... Forse non me lo sono mai chiesto. È un qualcosa che provo, vivo, metto in atto, senza aver mai cercato di formalizzarne il perché.
In pochi istanti nella mia testa è scoppiato l’inferno. Subito mi sono venute alla mente almeno due o tre risposte, che tuttavia ho scartato a priori perché troppo banali. E allora? Dal guazzabuglio di risposte è uscita quella probabilmente più veritiera: Mi piace il fatto che siano esseri viventi genuini.
Genuino. È un termine usato in abbondanza per indicare un cibo; meno di frequente per indicare una persona pura; forse per la prima volta è stata usata per un cane. Di lui puoi infatti dire che è fedele, affettuoso, amichevole, sincero ecc. Ma definirlo genuino è quantomeno originale.
Non trovo però aggettivo più indicato: genuino include infatti in sé un misto tra purezza d’animo (il cane non è mai “cattivo” tout court; semmai siamo noi a definire tale un comportamento che 9 volte su 10 ha una precisa spiegazione che non ha nulla a che fare con un animo gretto) e capacità di relazionarsi con noi senza congetture, doppi fini, finanche pregiudizi.
Sì. Questo mi piace del cane. Oltre al fatto - e l’ho detto anche in trasmissione - che quasi sempre è un essere in grado di restituire almeno tre volte tanto l’affetto che riceve. Quasi un miracolo al giorno d’oggi... visto che tra “predatori” e “donatori” umani d’affetto, i primi rappresentano certamente la maggioranza.
