Per chi, come noi, ogni anno organizza la Festa del Cane Meticcio di Seveso (MB), c’è un censimento tanto triste quanto necessario da fare ad ogni edizione: quello dei cani, delle nostre “piccole star” come le chiamiamo noi, che da un anno all’altro ci abbandonano per popolare il grande canile del cielo. Si tratta perlopiù di cani anziani, quelli che nella nostra manifestazione sono premiati con la coppa Barbetta bianca. Ma, purtroppo, anche di animali più giovani, che per malattia o altro sono costretti a lasciare un vuoto. Alcuni di questi, come Asko (16 anni, Barbetta bianca 2011), hanno potuto godere della gioia di essere premiati. Altri, come Zuper, invece non hanno fatto neanche in tempo a solcare il ring. Altri ancora, come Chicco, hanno lasciato memoria di sé nel logo che caratterizza la nostra Festa e la nostra Associazione.
Ed ogni volta il proprietario ci scrive. Non tanto per informarci dell’improvviso lutto. Semmai per condividere con noi un dolore. Così come abbiamo condiviso con lui la gioia di una coppa, o anche solo quella di farne per qualche minuto un protagonista. A quel punto non siamo solo gli “organizzatori”. Diventiamo una famiglia allargata. Degli amici. Di quelli con i quali puoi non vergognarti a piangere se muore un animale, e sai che troverai sempre una parola di conforto e di partecipazione.
Questo, malgrado tutto, mi piace di Feste come la nostra: questo spirito che unisce, così come nel divertimento della gara, anche nell’epilogo più triste. Perché ogni lutto non è più privato. Diventa collettivo. Assume il ruolo di graffi che inevitabilmente sono destinati a crescere anno dopo anno nel cuore di tutti coloro che ad ogni estate si sfidano sul verde del ring, ma poi sono anche capaci di battere le mani al vincitore.
Ogni volta che mi arriva una lettera di questo tipo, immagino allora la coppa, o anche solo il diploma di partecipazione che fa bella mostra di sé in una casa ormai vuota di uggiolii e disordine, di zampate e ciotole ferocemente vuote e messe da parte. E immagino gli occhi umidi con cui vengono guardati, fino a recuperare quel ricordo tra i tanti che popolano un’intera vita. In quella coppa, in quel diploma c’è allora parte di noi, così come resta nella vita del cane, anche se siamo stati davanti ai suoi occhi per una sola giornata.
Così quando, un giorno, il buon Pastore deciderà che ha bisogno di noi per organizzare una grande festa del meticcio in Paradiso, allora ci piacerebbe poterli rivedere. Lì, tutti in fila. Pronti per l’esame di una giuria. Ma questa volta composta davvero di angeli.



