Una delle tante leggende sui cani racconta che Dio, vedendo l’uomo così fragile sulla Terra, decise di mettergli al fianco una creatura che potesse supportarlo e dargli conforto: un cane, appunto.
Fin dai tempi più remoti, dunque, erano chiari due concetti: da una parte che questo meraviglioso animale è una fonte certa di affetto e sostegno. Dall’altra – cosa peraltro meno evidente ma conseguenza logica della prima – è che l’uomo inconsciamente si dichiara debole e bisognoso. Molti anni dopo io racchiusi quest’ultimo aspetto nella formula: “da padroni a bamboccioni”.
E sempre molti anni dopo, io scrissi innumerevoli volte che il cane rappresenta una sorta di “caldaia d’affetto quasi sempre disponibile”. Devo tuttavia dire che, oggi, mi sento di correggere questa mia affermazione in: “l’affetto del cane è direttamente proporzionale all’amore che riceve”. Questo, sulla base della vita vissuta e dei tanti cani che mi hanno regalato la loro anima.
Chi dunque pensa che il cane sia un essere “servile”, sbaglia. È capace anch’esso di provare – se non proprio indifferenza – almeno riserbo nei confronti di chi ne ha paura o lo schifa. Insomma, uno scodinzolio di coda non costa solo due coccole o un etto di cibo. Che poi, però, il cuore del cane sia una spugna enorme, capace – lui sì – di dare amore a larghe braccia, questo è indubbio.
Chi ha avuto cani, spesso di fronte ad un lutto decide di prenderne un altro quasi immediatamente. Quasi che l’assenza di esso sia un vuoto intollerabile. Salvo poi fermarsi quando la somma emotiva tra dolore per l’inevitabile perdita e la gioia dell’arrivo in casa, dà un risultato negativo. Quando cioè si diventa incapaci di accettare una nuova scomparsa. E ci sarà una ragione!
Francamente non so se questo accada per qualunque animale d’affezione. Probabilmente per i gatti sì (dal momento che l’interazione uomo-gatto è simile a livello emotivo a quella tra uomo e cane). Non ho idea tuttavia se ciò accada per canarini, pesci, tartarughe ecc. ma ho dei dubbi.
La ragione sta allora forse nel cuore del cane. Esempio mirabile di quel concetto di amore di cui noi credenti ci fregiamo (e questo lo dico senza alcun velo offensivo): un amore puro ma non servile; schietto; generoso; democratico.
Ho dedicato diversi anni della mia vita professionale ai cani. E da sempre sono nel mio cuore. Ho poi confessato pubblicamente (nei miei 5 libri dedicati a lui) che l’amore per il cane nacque dall’esigenza d’affetto di un adolescente triste, salvo poi farne uno stile di vita. Per questo sarò sempre grato a questo animale: spesso più forte, generoso, presente e schietto di noi, nonostante proprio da noi dipenda per vivere. Purtroppo... o per fortuna.
