L’ultima sberla arriva dal fisco. Una sorta di immaginario palazzo del potere di kafkiana memoria, dove anche la realtà più cristallina, e di imbarazzante buon senso, si trasforma in un blob buio e melmoso fatto di pretese assurde e relative ingiunzioni-capestro.
Hai una cane? Lo curi? Allora devi per forza avere un tesoretto sotto il materasso che, da vero parassita della società, tieni nascosto in attesa di un ennesimo condono o di un passaggio verso la Svizzera. Eh no caro mio, una parte la devi dare al padre-padrone fisco!
Hai una cane? Lo curi? Allora devi per forza avere un tesoretto sotto il materasso che, da vero parassita della società, tieni nascosto in attesa di un ennesimo condono o di un passaggio verso la Svizzera. Eh no caro mio, una parte la devi dare al padre-padrone fisco!
Una sberla. Ma non tanto ai cinofili, quanto all’intelligenza. Per lo stesso principio, allora, anche curare la nonnetta con i farmaci salva-vita, oppure comprare lo sciroppo per il pupo che sputa i polmoni per la tosse, diventa segno di ricchezza. E di inevitabile frode fiscale. Bastardo evasore! Allora sai che faccio? Metto le ganasce alle zampe del tuo cane pulcioso. Tua nonna la interno in un ospedale psichiatrico e il tuo pupo lo sbatto in un collegio. Tiè... così impari a nascondere quei 200 euro che tieni nella zuccheriera per comprarti un paio di scarpe il 28 del mese.
No... Non ci siamo. Lo penso già da tempo, ma ora rasento la convinzione: l’Italia non è un paese per cinofili.
Basta guardare quanti hotel accettano cani poco più grandi di un Chihuahua. Quante spiagge permettono di accedere con il “sacco di pulci” al fianco. Quanti negozi espongono malignamente il cartello “Noi qui non possiamo entrare”. Ma vaff... E allora dove lo metto ‘sto cavolo di bestiola? Lo tengo in macchina? Ah no... così mi muore di caldo. Allora in casa... Eh sì... bravo... poi i vicini ti fanno a pezzi perché ha abbaiato una volta. In pensione? Sì... tu hai i soldi per pagarla?
Ecco allora che iniziamo a guardare all’estero. Mica tanto in là... ad esempio in Francia. Sì... lo so... ci sta un po’ sulle palle per via della testata di Zidane ai mondiali di calcio e per il risolino di Sarkozy (che poi, a dirla tutta, con quella faccia farebbe meglio a stare zitto...), ma va beh... Resta un paese dove i cinofili hanno più diritti. Dove trovi più alberghi, più spiagge, più tutto. Non che adori questo paese. Però sicuramente ci batte anche in questo.
E allora? Niente... ce ne restiamo qui a leccarci le ferite e a vivere da “clandestini dell’amor canino”. Consapevoli però di essere dei folli, in quanto a tutti i costi ci ostiniamo ad amare un animale che ci impone così tanti casini. Che ci fa additare per le pupù per strada, per le malattie trasmissibili all’uomo, per quell’insopportabile odore canino che fa a pugni con Chanel n. 5 (taroccato) della vicina. Pazienza... ce tocca. Che vuoi fa’? Almeno fino a quando, un giorno, con la scusa di andare a prendere il giornale non ci imbarchiamo su un mercantile diretto a Panama. Con il nostro pulcioso amico a quattro zampe... ovviamente!



