Ci risiamo. È notizia di queste ore che l’associazione consumatori Codacons ha ripreso a chiedere a gran voce il ripristino della famigerata lista di “cani pericolosi” voluta dall’ex ministro della Salute Sirchia (anno 2003) e poi saggiamente abbandonata nelle Ordinanze successive promulgate dal medesimo ministero. Elemento scatenante: l’aggressione di quattro rottweiler scappati a Carrara dal recinto di un’abitazione privata perché terrorizzati da una tromba d’aria e responsabili di una grave aggressione a danno di un padre e del figlio, vicini di casa.
Il Codacons scrive che “non è affatto vero che tutti i cani sono ugualmente pericolosi” e che “solo cani come pitbull e rottweiler producono lesioni così gravi da dover determinare il ricovero in ospedale”. Invoca quindi Il patentino obbligatorio per chi possiede una di queste 17 razze, dal pitbull al rottweiler, in quanto è “l'unica via per prevenire aggressioni”.
Da giornalista cinofilo che mastica “robe di cani” da 18 anni, scusate la franchezza, non accetto che un’associazione di consumatori, e non quindi un illuminato ente di studio dell’etologia animale e della psicologia canina, dica a noi cinofili cosa è giusto e cosa è sbagliato. E non accetto nemmeno che sull’onda emotiva di un episodio pur gravissimo, vengano spolverate le streghe che pensavamo di aver gettato finalmente nel fuoco dell’intelligenza e della conoscenza scientifica.
La cronaca di Carrara è chiara quanto drammatica. Quattro cani terrorizzati da un evento che manderebbe nel panico anche il più intelligente e pacato degli umani, sono scappati e Dio solo sa cosa gli sia saltato in mente nell’aggredire due vittime innocenti. Di certo, come direbbero in tribunale, in quel momento “non erano capaci di intendere e volere”. Possiamo dunque solo immaginare che le due vittime siano apparse ai loro occhi come un ostacolo alla fuga. E, nel mondo animale, non c’è scampo per qualunque cosa, vivente o meno, impedisca l’applicazione di un istinto tanto forte quanto quello legato alla propria salvezza.
Con questo non voglio sminuire l’accaduto. Né assolvere le bestie protagoniste, di cui una uccisa dalla stessa proprietaria, accorsa con un coltello da cucina. Voglio solo spiegare ai signori del Codacons che forse, prima di rievocare i mostri nell’armadio, occorrerebbe informarsi meglio e, a freddo, scegliere la soluzione migliore.
Il fenomeno dei cani pericolosi, lo dicono gli esperti “veri”, non si risolve a colpi di decreto. E tantomeno invocando l’equivalente di una pena di morte. Si risolve promuovendo un possesso responsabile ed informato dell’animale. E, soprattutto, non scegliendo quest’ultimo dal primo che ce lo offre, senza sapere nulla del suo passato e di come è stato allevato. È dunque un percorso lungo, difficile e forse utopistico. Ma è l’unico serio e tale da produrre risultati. A fronte però delle leggi della natura e delle risposte istintive dei suoi figli (leggi il comportamento di questi rottweiler) non c’è soluzione che tenga. Queste due povere vittime erano... al posto sbagliato nel momento sbagliato. Esattamente come il poveraccio che viene ucciso da un albero che cade o da un pezzo di tetto che precipita in strada. Che facciamo allora? Eliminiamo per decreto alberi e tetti?

