lunedì 19 dicembre 2011

Lettera a "Cane Natale"

Caro Cane Natale,

lo so. L’epoca delle letterine per me dovrebbe essere finita d’un pezzo. Eppure ti chiedo uno strappo alla regola in modo tale che, la notte del 24, la tua cuccia volante possa posarsi anche sopra i nostri tetti.

Non so in quale lista risultiamo noi uomini. Se tra i “buoni”, meritevoli così d’un regalo, oppure tra quelli che il 6 gennaio vedranno la loro calza riempirsi solo di carbone. A dire il vero un’idea ce l’ho.... Ma confido lo stesso nella tua bontà. Così, quest’anno, per noi umani non ti chiedo scodinzolii gratuiti, leccate immeritate, uggiolii a vuoto. E meno che mai chiedo un amore gratis, una dedizione quasi senza pari. Nemmeno un’ennesima dimostrazione di principi che noi abbiamo quasi scordato: lealtà, altruismo, spirito di sacrificio, pazienza, umiltà ecc.

Ti chiedo solo di donarci altre zampate di fango sul tappeto, altre crocchette sparse a terra, altre pantofole rosicchiate, e ancora altre palline in giro per casa, coperte che “sanno di cane”, peli finanche sulla tovaglia bella della festa. Insomma regalaci ancora una volta tutto ciò che ti rende cane e non bamboccio, peluche, alter ego di qualcosa d’altro. Siamo stanchi di cani che sanno di borotalco, di robot viventi, di perfetti soldatini agghindati come imbecilli. Siamo stanchi di animali che fra un po’ sanno anche risolvere le equivalenze; che vanno necessariamente d’accordo anche con i più idioti di noi; che abbassano sempre la testa di fronte ad ogni più perfido capriccio.

Regalaci il cane, con il suo modo incasinato di vivere, la sua dolce anarchia, con il suo spirito libero e la voglia di giocare anche se ha un equivalente umano di 60 anni. E se qualcuno di noi non gradisse questo regalo... beh... lasciagli davanti a casa un bel ricordino di quelli che solo voi cani sapete lasciare. Per una volta i sacchettini faremo finta di non averli appresso!     

giovedì 1 dicembre 2011

Nel ventre del cane

Certo che noi umani siamo proprio strani. Ci esaltiamo nel credere di essere i dominatori dell’universo; ci vantiamo di essere scesi sulla Luna;  sfidiamo la gravità con grattacieli che fanno il solletico alle nuvole; insomma... ne facciamo una più di Bertoldo (come si usa dire) e poi... ci scopriamo deboli, indifesi, pronti a farci piccini e a trovare calore nel ventre del nostro cane.

Ma come? Dov’è finita l’intelligenza umana? Dov’è mai quel genio che non ha ancora inventato la pillola della felicità, la macchina delle coccole, la crema anti-nostalgia, la dieta dell’ottimismo, la bevanda dell’euforia, il chewingum dei pensieri positivi... Dov’è? Suvvia! Coraggio, l’umanità intera è pronta a sborsare miliardi per invenzioni del genere (che però si rivelino efficaci)!
Come? Non c’è nessuno? E’ ancora tutto in fase di laboratorio? Mannaggia... ci tocca ancora una volta ammettere – del tutto in privato, per carità – le nostre debolezze. Ci tocca ancora una volta sorridere perché tornando a casa c’è una coda che si agita. Ci tocca ancora affondare il viso nel ventre del nostro cane per trovare quel calore perduto che, talvolta, neanche in famiglia abbiamo mai sperimentato.

E lui? Il nostro “povero” cane, che fa? Sorride, scodinzola, talvolta sbadiglia o fa “orecchiette” perché prova imbarazzo, ma quasi mai ci respinge. Piuttosto si diverte. Sì, ma non tanto per il fatto che noi siamo talmente comici da dargli il buon umore. Perché, al contrario, siamo così sciocchi da vantarci delle nostre prodezze, e poi altrettanto velocemente diventiamo ignudi come bimbi, indifesi peggio dei cuccioli. Persino ridicoli a fronte della nostra presunta grandezza.

Ma, cari colleghi umani, facciamoci coraggio. In fondo abbiamo eletto il cane a miglior amico dell’uomo, no? E allora è probabile che ancora per qualche secolo, questi miracoli di cuore, coda e zampone resistano alla voglia di mandarci a quel paese. O anche solo di ridere di noi. A meno che, segretamente, tra di loro non lo facciano già.