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| Il cane accanto alla bara del militare |
Tra i tanti, c’è un particolare che mi lascia perplesso nell’attuale rapporto uomo-cane: vogliamo a tutti i costi umanizzare questi animali fino a farli diventare talvolta una copia grottesca di noi stessi (vedi i cani che vengono abbigliati con vestiti ridicoli, nutriti con gelati e birra, toelettati come se fossero dei punk, e trattati come i più viziati e viziosi tra i vip) e poi, quando questi si comportano “da uomini”, ci stupiamo e quasi gridiamo al miracolo. No. C’è qualcosa che non va.
Prendiamo ad esempio un’immagine che di recente ha fatto il giro del mondo: il funerale del militare americano Jon T. Tumilson, ucciso sull’elicottero dov’era in compagnia di altri Navy Seals in Afghanistan lo scorso 6 agosto. Accanto alla bara, il suo cane ha seguito la cerimonia accasciato a terra. Visibilmente distrutto dal dolore. Quest'immagine ha commosso tutti. Era il segno più toccante di come un cane possa amare fino all’ultimo il proprio padrone. E probabilmente qualcuno avrà immaginato quali lacerazioni dell’anima stessero tormentando la povera bestiola. Come un umano colpito da un analogo lutto. Ed ecco allora articoli, commenti, solidarietà.
Ma come? Quel cane non dimostra forse di aver imparato a reagire come ci si aspetterebbe da un parente stretto del militare morto? Non ha forse dimostrato di essere più umano che canino nei suoi atteggiamenti? E allora perché tanto stupore? Perché, se in fondo non stiamo facendo altro che insegnare loro a essere come noi?
Sulla stessa linea sono altri episodi. Dal Bulldog che pare essere morto di crepacuore dopo aver vegliato il cadavere della padrona, fino ai presunti suicidi canini verificatisi lo scorso anno. Ogni volta che un cane “fa l’uomo”, soprattutto se dimostra una sensibilità tale che – diciamoci la verità – non appartiene proprio all’umanità tutta, ecco scattare la reazione di ammirazione. Quasi meravigliati più che inorgogliti, stentiamo a capire quanto queste povere bestie abbiano ancora voglia di amarci senza riserve. E invece che vergognarci di come taluni di noi trasformano questi animali in orripilanti pagliacci, abbiamo ancora il coraggio di chiederci se per loro esiste il concetto di morte e del tempo che passa. O se abbiano o meno un’anima.


