Non passa quasi settimana che sui quotidiani, ma anche su periodici, Internet e quant'altro, non esca un servizio sui benefici che il cane produce alla nostra "misera" (perché così appare) esistenza. L'interagire con lui ci abbassa la pressione arteriosa, ci spinge a perdere qualche chilo di troppo, ci invita a relazionarci con gli altri. Addirittura è un toccasana per portatori di handicap fisici e mentali. Tutto giusto, certo. Non fosse altro per il fatto che è la stessa quotidianità a dimostrarcelo, pur corroborata da eminenti ricerche scientifiche.
Dunque l'uomo ha bisogno del cane, nonostante quest'ultimo non sia più un collaboratore insostituibile nella vita rurale o anche solo in quella meno civilizzata. Ma, mi chiedo, vale lo stesso per lui? Ahimè no. Il cane, nonostante quello che ancora vogliamo raccontarci, non ha bisogno di noi.
"Ma come - sento già rispondere da qualcuno - senza l'uomo come farebbe a mangiare, a trovare riparo, a curarsi?". L'obiezione è giusta, ma solo in parte. Parliamo infatti di un animale che millenni fa è stato strappato dalla sua tranquilla selvaticità, per trasformarsi in un essere perlopiù inetto, incapace cioè di cavarsela da solo. Anzi. La tendenza è sempre più quella di incrementare la dipendenza che lui ha da noi - al pari dei veleni che vengono messi nelle sigarette - perché in questo modo il nostro ego di dominatori dell'universo si esalta. C'è tuttavia un però che smonta di fatto questa teoria: il cane rinselvatichito, cioè quello che ha abbandonato sia fisicamente che psicologicamente la dipendenza dall'uomo, di fatto sa cavarsela benissimo da solo. Certo, non produrrà società complesse come quelle dei lupi, non avrà in sé l'istinto della cura nei confronti della prole, non si nutrirà adeguatamente, ma - per Giove! - eccome se sa cavarsela.
C'è dunque un non so che di eccessivo e ipocrita antropocentrismo in questo continuo ribadire che il cane fa bene all'uomo, quasi fosse uno yogurt oppure della vitamina C. Da una parte evidenziamo inconsciamente la nostra debolezza di esseri bipedi; dall'altra, però, non facciamo altro che ridurre questo straordinario animale a macchietta, a clown pronto a soddisfare ogni nostra più perversa voglia di tenerezza, divertimento, distrazione ecc.
C'è dunque un non so che di eccessivo e ipocrita antropocentrismo in questo continuo ribadire che il cane fa bene all'uomo, quasi fosse uno yogurt oppure della vitamina C. Da una parte evidenziamo inconsciamente la nostra debolezza di esseri bipedi; dall'altra, però, non facciamo altro che ridurre questo straordinario animale a macchietta, a clown pronto a soddisfare ogni nostra più perversa voglia di tenerezza, divertimento, distrazione ecc.
E in questo senso, davvero dobbiamo ringraziare il buon Dio che ha fatto sì che i cani non sapessero parlare (almeno un linguaggio chiaro e comprensibile da tutti). Se no sai quante volte ci avrebbero mandati a quel paese?





