Quanto dura un doppio giro di ring alla nostra Festa del Cane Meticcio? Un minuto e mezzo. Forse due. Ovvero 120 secondi, nei quali il pubblico applaude ma l’handler (il conduttore del cane, ndr) sembra quasi non accorgersene tanto è concentrato sul “suo” momento. Quello tanto atteso e per il quale magari ci si è sobbarcati un viaggio di centinaia di chilometri: molte ore in macchina o in treno, per quei 120 secondi di gloria.
So di persone che già settimane prima dell’evento iniziano a provare qualche esercizio da insegnare al cane. In fondo, in palio c’è anche il premio per il Cane più obbediente... E così mi immagino questi cinofili nel parchetto, o magari nel cortile di casa se non proprio nel tinello, cercare di ottenere un “seduto” dal cane che sia decente. Se poi sa dare la zampa o fingere di fare “il morto”, tanto meglio.
Eppure non siamo a una manifestazione di quelle ufficiali, altisonanti. Non ci sono le gradinate di un palazzetto dello sport; nemmeno la passatoia rossa delle grandi expo. C’è solo l’erba di un grande prato, e un percorso tracciato con transenne e coni stradali muniti di zampette disegnate. Ma non importa... Questi sono 120 secondi che valgono una giornata. E se poi il premio non arriva... pazienza... l’importante è che Pallina, Luna, o Chicco abbiano fatto una bella figura.
Chi non conosce le feste dedicate al meticcio come la nostra, non sa come qui si possa intrecciare un meraviglioso mix tra competitività e sportività, tra serietà e voglia di divertirsi, tra cinofilia e le mille storie che ciascun cane porta con sé e che si intrecciano in un ring che scioglie ben presto ogni tensione.
Chi non conosce le feste dedicate al meticcio come la nostra, si perde quei musetti serissimi e concentrati dei bambini che fanno sfilare il cane di famiglia. Ma attenzione: non è come ad esempio nel calcio, dove se c’è in palio un trofeo minore viene messa in campo la squadra “panchinara”. No. Qui i bambini sono i giocatori di punta. Le star, assieme ai loro 4 zampe, sotto gli occhi compiaciuti dei genitori e dei parenti.
Così, nell’arco di pochi minuti puoi vedere un bambino, un anziano, un ragazzo portare in campo ogni sorta di frutto della fantasia e del libero amore canino. Perché qui non ci sono campioni e brocchi. Ci sono solo cani e cinofili. Quelli veri. Quelli che non sanno magari neanche cosa sia il garrese o una chiusura della bocca “a tenaglia”, ma conoscono alla perfezione il cuore della loro star canina.
In una società, quale la nostra, dove l’apparire conta più dell’essere, dove in migliaia cercano la gloria effimera di una telecamera del Grande Fratello riservata però a 20-30 persone nel corso della stagione, anche questi 120 secondi di piccola gloria canina potrebbero sembrare una ricerca di luce, di micro-celebrità seppur per un pubblico limitato. Eppure non è così. C’è un qualcosa di autenticamente genuino in questa partecipazione spontanea, quasi “popolare” verrebbe da dire, se non fosse che è un aggettivo ormai corroso dal suo primigenio e nobile utilizzo. Sono feste, queste, che hanno ancora il sapore dei balli in campagna per salutare l’arrivo della primavera. Divertimento puro e semplice, dal sapore un po’ decubertiano: perché qui veramente non è fondamentale vincere, quanto poter dire: “Io c’ero...”.
(La foto pubblicata è di New Photo Volpi, Seveso - MB)
(La foto pubblicata è di New Photo Volpi, Seveso - MB)


