mercoledì 8 giugno 2011

Gli esami non finiscono mai

Le 5 del mattino. Anche oggi il sonno latita. Troppi pensieri. Troppe emozioni. Troppa tensione ancora da digerire. Succederà tra 24, forse 48 ore, quando l’evento sarà passato e tutta la stanchezza uscirà fuori di colpo, lasciandomi ubriaco di immagini, parole, suoni e colori.

È il giorno tanto atteso, quello della Festa. Tra poche ore sarò sull’ampio spazio erboso a montare gazebo, predisporre il ring, addobbare a festa uno spazio già di per sé invitante: l’erba, il bosco, le biciclette che sfrecciano lungo la stradina in terra battuta. Ma ora mi sento come un guerriero pronto a scendere in campo.
Lì, sul tavolo, c’è la maglietta scelta per essere indossata. Anzi ce ne sono due: una, “da lavoro”, sarà quella destinata a sacrificarsi sotto litri di sudore. L’altra, invece, quella da indossare all’ultimo. Come se fosse un matrimonio.
La scelta della maglietta è cruciale: deve evocare la Festa, parlare di noi, raccontare già dal primo sguardo chi siamo e lo spirito che ci anima. È la corazza del guerriero. Lo stendardo indossabile, che fa da contraltare a quello vero e proprio: la bandiera della nostra mascotte.

Ho sempre amato le bandiere. Da piccolo rubavo vecchie lenzuola e con il pennarello disegnavo improbabili loghi di club, eserciti, finanche centri studi sugli Ufo. Poi godevo come un matto a vederle sventolare, attaccate a canne di bambù, nel giardino di casa. Ero fiero come un atleta sul podio olimpico. Un po’ meno lo era mia madre... le sue povere lenzuola. Andavano bene per fare stracci. E poi mio padre. Il suo laboratorio di bricolage perdeva in quei casi dei pezzi: un rotolo di nastro adesivo, dei chiodi, una pinza... 

Mi alzo dal letto. Ormai mi conosco: mille pensieri bussano alla porta degli occhi. Inutile tentare di dormire. Così scendo in tinello e mi preparo la colazione. “Mangia qualcosa”, mi ripeteva mia madre quando andavo a scuola, “se no ti balla tutto nello stomaco!”. Ora questo problema non c’è. I biscotti nel caffelatte sono una carezza per lo stomaco e un dolce calore nelle viscere. Una coccola senza calcolo di calorie: “avrai bisogno di energia”, mi ripetevano. Ora ho solo bisogno di carezze da "prodotti dolciari da forno". Oggi sarà una giornata impegnativa.

È quasi ora di uscire. La macchina è già caricata da ieri sera. La check list è stata tutta quanta spuntata. Non manca nulla. L’esperienza mi ha insegnato a prevedere tutto e a sistemare tutto già qualche giorno prima. Dopo, infatti, la testa sarà così concentrata sull’evento da rischiare pericolosi black out.

Si parte. Il cielo sembra regalarci una giornata piacevole. Per fortuna. Negli ultimi giorni ho cliccato centinaia di volte sui siti metereologici, interpretato cartine. Mi sono aggrappato a parole come “variabile”, “schiarite”, ecc. Ora basta: il tempo è quello che è. Non serve più prevedere.

Tutto è pronto. La bandiera sventola gagliarda. Il ring è pronto. I gazebo fanno bella mostra di sé nel verde del prato. È decisamente un bel colpo d’occhio.
Arrivano i primi gruppetti con cane al seguito. Eccoli i primi concorrenti. Si parte. Inizia la Festa.
A sera tireremo le conclusioni. Gli esami, davvero non finiscono mai...

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