martedì 5 luglio 2011

Ma che noia quei luoghi comuni sui cani!

Il boxer? È sempre una “baby sitter ideale per i bambini”. Il pit bull? È invece cattivo e pericoloso. Il border collie? Lui sì che è un atleta. Il pinscher? Mah... un gran abbaione. Il molosso? Mio Dio... è un tontolone. Il meticcio? Ah no, lui sì che è intelligente...
Ecco solo alcuni dei luoghi comuni che circolano sui cani. Esattamente come accade per gli uomini: i piemontesi? “Falsi e cortesi”. I liguri? Avari. I romani? Caciaroni. I napoletani? Fantasiosi.

Basta, per carità!

Alla base di questa iper-semplificazione della realtà cinofila (e non solo), vedo  una sorta di “sindrome del novello tassonomista”(*): a fronte cioè dell’assoluta varietà che ci propone il creato, noi umani – ai quali il caos perlopiù spaventa – ci rifugiamo in etichette di comodo. Niente di male, sia chiaro, se non fosse che spesso questa etichettatura diventa permanente e “permeante” il soggetto a cui viene affibbiata, privandolo del sacrosanto diritto di  stupire; di contraddire ciò che si pensa comunemente di lui.
Nell’immaginario collettivo, allora, diventa più facile ridurre la variabilità caratteriale di una razza canina a un semplice aggettivo, piuttosto che prendere in considerazione il fatto che – pur all’interno di una certa qual indole di razza – ogni cane rappresenta un caso a sé. Ciò vuol dire che se è pur vero che generalmente il boxer va d’accordo con i bambini, non vuol dire che Jack, oppure Ringo o Matilde amino d’amblè  i nostri pargoli. Lo stesso vale per i meticci. Ma chi l’ha detto che sono davvero tutti dei piccoli Einstein? Certo, il pool genetico da cui derivano può favorire l’emergere dei caratteri più consoni a un particolare adattamento alla vita, ma tra questi cani possiamo lo stesso trovare dei geni così come dei somari.

Questa “sindrome del novello tassonomista” è inoltre la stessa che causa una parte degli errori che commettiamo solitamente con i nostri cani. Pensiamo che tutti i cani nordici siano d’animo libero come il vento, e poi quando il nostro samoiedo (la più "appiccicosa" tra le razze nordiche) ci si attacca al polpaccio pur di stare con noi, pensiamo che sia viziato. O magari scemo. E ancora: è recente il caso di quel Border Collie inglese che manifesta un vero e proprio terrore per le greggi. “Ma come”, si potrebbe obiettare, “proprio lui che è un eccellente conduttore di ovini?”. Ebbene sì. Capita, anche nelle migliori famiglie. Ops, pardon... nelle migliori razze.
Eccola allora la rivincita degli inetti; dei figli minori che non seguono le orme dei fratelli maggiori. Dei “polentoni” contro i “self made dogs”, i vincenti a ogni costo. Ed anche in questo c’è una certa giustizia. Tutta umana, per carità. Solo umana e terrena...


(*) La tassonomia è la disciplina della classificazione, ndr

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