lunedì 1 agosto 2011

Boo e il trionfo di un’idiozia

Cosa serve per diventare famosi nell’epoca del Web 2.0? A volte nulla, se non una buona dose di idiozia. Ne sa qualcosa Boo, il volpino di Pomerania di cinque anni divenuto una star su Facebook (oltre 1 milione e 400 mila sostenitori) per il solo fatto di essere stato toelettato dalla padrona a mo’ di orsetto. E di avergli creato attorno una vita sul modello dell’ormai desueto Second Life. Così su internet Boo non fa altro se non quello che ci si aspetta da un cane: cammina, corre, si lecca i baffi, saltella ecc. Solo che lo fa agghindato come un pagliaccio. Oppure gli si costruisce attorno una messinscena che vorrebbe simulare ad esempio la firma del contratto per il suo nuovissimo libro, Boo. The life of the World’s Cutest Dog, in uscita negli Usa l’8 agosto.

Ora, senza essere ipocriti, forse c’è da stringere la mano alla padrona di Boo, tale J. H. Lee. Non fosse altro per il fatto che sicuramente trarrà beneficio economico dal nulla. Così come nulla è il suo povero Boo. Quello che tuttavia mi lascia perplesso è quella massa di oltre un milione di fan su Facebook.
Cliccare su “I like”, oppure “Mi piace” di questo social network, è ormai attività da svolgere senza pensarci. Infatti non costa nulla e non ci lega ad alcun obbligo, finanche morale che sia. Così basta che il cuore provi una minima vibrazione di tenerezza che il contatore del pollice alzato si accresce a dismisura. Ma, mi chiedo, “mi piace” cosa? Un disgraziato a 4 zampe che avrà l’unico merito di far fare fortuna alla sua altrettanto disgraziata (ma furba) padrona? Oppure mi piace l’ennesima icona di cane clown, da condividere sulla nostra bacheca perché “è tanto carino”?

Non faccio il moralista. Per carità. Io stesso ho innumerevoli foto di cani buffi, scaricati da internet. E li uso. Per i miei articoli o le mie news. Ma da qui a diventare fan di un involontario pagliaccio, scusate, ce ne passa! 

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