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| Don Antonio Mazzi |
“Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili. Aiutateci! Si incazzeranno gli animalisti, ma io dico quello che penso”.
Parola di Don Mazzi sulla rivista Chi.
Parola di Don Mazzi sulla rivista Chi.
Ebbene, ben venga il libero pensiero. E se un personaggio di certo intelligente com’è Don Antonio Mazzi (fondatore della comunità Exodus), arriva a sparare così a zero ben immaginando l’inevitabile coda di polemiche che questa sua presa di posizione è destinata a suscitare, non possiamo schivarlo con una semplice alzata di spallucce. Don Mazzi, per parte sua, può non avere torto. A fronte dell’immensa fatica per recuperare “stracci di ragazzi” ad una vita nuova, infatti, ha poco senso sciupare denaro per creature considerate se non proprio minori, almeno non prioritarie. E guarda caso questo suo anatema esce fuori proprio quando tutte le Onlus iniziano a guerreggiare tra di loro per conquistarsi il 5 per mille dei contribuenti. Così il Don pare dire: “Non date i vostri soldi a enti di protezione animali; girateli a noi”. Oppure può anche voler dire: “Non spendete soldi inutili per tenere con voi un animale domestico. Usateli per aiutarci a recuperare questi ragazzi”.
Ripeto. Don Mazzi può, per qualcuno, avere ragione. D’altra parte l’animalismo è arrivato da noi a tal punto di budget economico e di fattore sociale, che ad esempio dall’Albania, negli anni scorsi, molti immigrati sono sbarcati proprio perché vedevano nelle pubblicità dei nostri canali Tv cani e gatti nutriti talmente bene da far ben sperare anche per qualsiasi poveraccio che varcasse la costa italiana.
C’è tuttavia un qualcosa che mi urta nelle sue parole. Ed è quella – in fondo mai celata – idiosincrasia provata da parte della Chiesa per il mondo animale. L’annoso dibattito se gli animali abbiano o meno un’anima, la dice lunga. La discussione poi se possa esistere o meno un paradiso anche per loro, o anche solo “un posto in piedi” (per dirla con Verdone) con noi nell’aldilà, fa il resto.
Mentalmente figlio di retaggi medioevali in cui il gatto nero ad esempio incarnava il demonio e gli animali erano semplicemente “bestie”, una parte del clero pare insomma mal digerire questa convivenza stretta con i quadrupedi. A tal punto da indignarsi se i poveri cristiani spendono denari per allevarli, nutrirli e amarli come figlioli. E così facendo confermano questo giudizio sotteso: gli animali non sono figli di un dio minore. Certo che no. In fondo sono anche loro creati da Dio. Restano però non prioritari. Homo caput mundi. L’uomo è e resta dominatore dell’universo e di tutto ciò che su di esso si muove.
Lecito pensarlo. Ci mancherebbe altro. Però... questa parte del clero non dovrebbe chiudere gli occhi sulle migliaia di esempi di amore, rispetto, fedeltà (tutti valori che farebbero sorridere il nostro Dio) che vedono protagonisti molti di questi (tanto bistrattati) animali. E su quante volte proprio da loro arrivino dimostrazioni concrete di quello che proprio il messaggio cristiano dovrebbe veicolare: amore, perdono, tolleranza, compassione ecc.
Quindi, cari e tanti Don Mazzi, chiedete giustamente un aiuto. E giustamente ponete in una corretta scala gerarchica l’uomo e le “bestie”. Ma, per favore, non chiudete gli occhi. A meno che siate diventati talmente miopi da non vedere più il messaggio di Dio fatto realtà... finanche nell'amore dato da un cane.

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