venerdì 26 agosto 2011

La vicenda di Tao e quell’inutile chiedersi: “Come si fa?!”

Tao sul tavolo del veterinario
Tao lotta tra la vita e la morte. Tao è un setter inglese ed è stato gettato in un cassonetto per i rifiuti, coperto di piaghe e parassiti. Ora è vivo per miracolo. Chissà ancora per quanto...

La vicenda ha sconvolto i cinofili di questa strana estate 2011. Non solo per l’atrocità della vicenda in sé. Anche per la beffa di quel biglietto, scritto con grafia da bambino, che ha dato a Tao un’ultima sberla: “Ti amo”. Forse, spiegano i volontari che hanno in cura quel disgraziato, un adulto ha fatto credere al bambino che il suo cane era morto. Ecco allora il perché di quell’ultimo epitaffio. Si spera che le cose siano andate così, anche se resta agghiacciante la tomba scelta: un cassonetto. Si spera, perché altrimenti ci troveremmo di fronte all’orrore di un gesto sadico e sarcastico insieme.

Di fronte a episodi del genere, accanto alla pietas umana che emerge da qualche scantinato dell’anima, sgorga di solito anche una domanda: “Ma come si fa a fare questo?!”. Attoniti di fronte a tanto schifo, invochiamo un ultimo appello per la natura umana. Impossibile ai nostri occhi che possa arrivare a tanto. Ed ecco allora che ci diamo un’ennesima possibilità, un grado di giudizio che vada oltre il terzo livello della Cassazione. Che so, ci si appella ad una ipotetica Corte suprema dell’intelligenza umana, salvo ricevere sempre la stessa conferma: colpevole, colpevole, colpevole. 

Ecco perché non ha senso chiederci: “Ma come si fa a fare questo?”. Perché “sì, si può fare”, nel senso che già lo si fa e si è fatto. Allo stesso modo la domanda ottiene la medesima risposta quando a morire è un bambino di tre anni come il piccolo Tommy (ricordate?) ucciso perché - rapito - piangeva di paura e di febbre. Ma anche quando a morire è un ragazzino sciolto nell’acido solo perché il padre era mafioso; oppure quando un vecchio viene ucciso a bastonate da giovani criminali annoiati.

Basta allora chiedersi “come si fa?”. Basta cercare il millesimo e ultimo appello alla nostra coscienza, per provare in tutti i modi a non arrenderci all’idea che la malvagità, l’orrore, il sadismo e la totale assenza di pietas sono elementi propri dell’uomo così come lo sono i loro esatti contrari. Noi uomini siamo allo stesso tempo santi e criminali, geni e aguzzini, straordinari e orripilanti. Piantiamola allora con questo stucchevole neo-umanesimo che ci vuole sempre e comunque al centro dell’universo. È sufficiente guardare un paio di documentari di astronomia per capire quanto microscopici siamo nell’immensità del creato. E quando, da piccole cacchine quali a volte dimostriamo di essere, appariamo mosche che si vantano di volare. Sì... ma sui nostri stessi escrementi.

1 commento:

  1. D'accordo sulla retorica. Anzi. (Ci sarebbe molto da dire sui commenti indignati, le bestiemmie e tutti i "li farei", "li darei" ecc. su FB.) Ma in teoria ci sarebbero le leggi per tenere sotto controllo il lato criminale, aguzzino ecc. della specie umana. In teoria. E ci sarebbe qualcosa come un controllo sociale. Che apparentemente fallisce.

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