Esiste in cinofilia una parolina quasi magica che, da sola, potrebbe evitarci una miriade di errori e permetterci di vivere più serenamente con il nostro cane. Si chiama memoria di razza ed è traducibile più o meno così: quell’insieme di attitudini naturali, acquisite grazie al fatto di discendere da un certo tipo di cani impiegati in compiti particolari, che ne possono determinare azioni e reazioni. Il cane, insomma, agisce in un certo modo poiché nei suoi geni permane quasi un ricordo di quello che i suoi avi hanno fatto per secoli.
Un caso classico è quello del cane da pastore. Se mettete un cucciolone di cane da pastore al fianco di un adulto esperto nel condurre le greggi, è facile che il piccolo impari molto più in fretta a svolgere lo stesso tipo di lavoro per un processo di “imitazione” dell’adulto (detto anche processo allelomimetico) ma anche per una sua specifica memoria di razza. Il cucciolone dunque è come se risvegliasse in sé nozioni che ha ereditato inconsapevolmente dai suoi nonni e bisnonni, e che ora può mettere in atto, quasi come se sapesse già cosa fare.
Il concetto di memoria di razza, come dicevo prima, ci permette di evitare molti errori. Ad esempio chi si ricorda, oggi, che il pit bull ha in sé una specifica aggressività nei confronti dei suoi simili (detta anche aggressività intraspecifica) poiché per decenni è stato usato per aggredire gli altri cani nei combattimenti? Non c’è allora da stupirsi se oggi questa razza manifesta quasi inevitabilmente, se non proprio un grado di aggressività, almeno di scarsa tolleranza nei confronti degli altri quattro zampe. Da qui, però, a dichiarare il pit bull pericoloso anche per l’uomo, ce ne passa. O più semplicemente: non è affatto detto che sia così. Per il semplice fatto che, sempre da decenni, questo cane è stato invece abituato a soccombere ai voleri dell’uomo. E chi si fosse ribellato a questa regola, probabilmente non avrebbe visto l’alba del giorno dopo.
Un altro esempio riguarda il border collie, razza ormai in voga negli ultimi anni. Chi si ricorda che questo cane da sempre è stato abituato a governare le greggi per giornate intere in spazi aperti? E’ dunque facile immaginare come nel suo Dna ci sia una particolare predisposizione al movimento, all’azione, e come di conseguenza sia un cane che ha bisogno di consumare energia e di essere mentalmente attivo. Ridurlo a belloccio cane da salotto, inibendo dunque quella carica di adrenalina che gli scorre nelle vene, significa rischiare perlopiù di avere un cane depresso, che scarica l’energia in attività che nulla hanno a che fare con un comportamento “normale” o consono alla sua natura di canide (si parla in questo caso di attività dislocate).
Altri esempi possono essere i levrieri (cani da sempre usati per la caccia alla selvaggina veloce, e che pertanto hanno bisogno di tanto movimento), ma anche i cani da caccia come il bassotto o i terrier. Per questi è normale essere “folgorati” dall’effluvio di un animale selvaggio, magari mentre state facendo una normale passeggiata. E a nulla vale il fatto che ai vostri occhi sia un pacioccone, che passa dal divano alla cuccia senza desiderare apparentemente altro. Al primo segnale che risvegli in lui l’atavica memoria di cacciatore, state sicuri che getterà alle ortiche le ideali “pantofole” e assumerà subito l’aria di un Terminator di selvaggina. Questione di memoria di razza... . Che vi piaccia o no.

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