mercoledì 7 settembre 2011

Se Robin Hood fa dietrofront

A Hume, in Australia, si sta consumando l’epilogo di quella che io ho sempre definito la Sindrome di Robin Hood. Vale a dire quello spirito da crocerossina che ci fa acquistare ad esempio un Pit Bull per dimostrare al mondo intero che non è poi un cane così cattivo come lo dipingono. Infatti, dopo l’aggressione mortale a una bambina di 4 anni da parte proprio di un cane simile in agosto, già 12 proprietari hanno chiesto e ottenuto la soppressione volontaria dei propri molossi. Per paura, forse. Ma probabilmente anche per evitare le conseguenze penali che l’amministrazione sta varando a carico di chi ha  cani morsicatori.

Che succede? D’un tratto questi novelli ipergarantisti si sono risvegliati? Se sì, lo hanno fatto in maniera talmente repentina da lasciare perplessi. E da gettare alle ortiche gli stessi principi di uguaglianza canina che magari li hanno resi orgogliosi dell'infausta scelta proprio di questo cane. O piuttosto questi moderni Don Chisciotte, pronti a fare lotte virtuali contro i mulini a vento del pregiudizio, hanno ceduto di fronte alla prima sberla che l’orrore della cronaca ha dato loro? O ancora hanno forse ceduto al dubbio di avere al fianco un mostro piuttosto che un cane?

Probabilmente tutto questo insieme, condito da un’isteria collettiva che certo ha tolto loro (e all’amministrazione della città) il lume della ragione. E noi giornalisti cinofili che dobbiamo fare ora? Rispolverare il vecchio adagio che “non esistono cani cattivi ma solo cattivi padroni”? Dobbiamo forse difendere tout court una razza che –  è bene chiarirlo – ha nella sua memoria di razza l’aggressività verso gli altri cani?

Sì, anche se confesso la stanchezza e la sensazione di inutilità di una simile difesa. Allora... ripetiamo insieme scandendo le parole: il Pit Bull non è di per sé un cane cattivo, ma solo un animale di non facile gestione; il Pit Bull ha nel sangue l’aggressività intraspecifica (verso i suoi simili) e non quella verso l’uomo; il Pit Bull non va bene per tutti; il Pit Bull può essere pericoloso come un Chihuahua, solo che una volta chiusa la bocca neanche il Padre eterno riesce ad aprirla. Va bene così? Avete ripetuto tutti bene? Ok...

Allora, per favore, la prossima volta che qualcuno desidera un Pit Bull, si informi. Ma non dallo scagnozzo in canottiera e Marlboro che vuole vendercelo dicendo che è un agnellino; piuttosto da addestratori o consulenti cinofili preparati. Insomma da chi può dare giudizi seri e obiettivi. Se no, cari i miei Robin Hood, ci saranno altre Hume e altri morti innocenti. E anche voi, sì proprio voi, potreste essere giudicati responsabili. 

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