Verrà il tempo in cui lo scandire secco del tempo segnerà uno stop. Magari prima solo annunciato. Poi inesorabile, come accade ad ogni cosa che sia umana, o quasi. E smetteremo di contare il numero progressivo delle Feste che avremo organizzato, della quota di denaro raggiunta e donata in beneficenza, del numero di visi nuovi oppure noti che ci sono venuti a trovare nel caldo di giugno d’un bosco prestato ad arena di gara.
Verrà il tempo in cui lascerò il microfono sul tavolo, e di tanti anni passati ad organizzare la “mia” Festa, rimarranno centinaia di ricordi, decine di fotografie e qualche maglietta “meticcia” sgualcita dal tempo. E magari mi troverò, a bordo campo, a raccogliere l’applauso di chi magari non era ancora nato quando questa Festa iniziai a pensarla e a volerla. Lì, dietro le quinte, verrò chiamato dallo speaker di turno per raccogliere quest’ultimo tributo. Alla carriera. Come una vecchia star del cinema, corrosa dai ricordi e dal troppo cerone sul viso.
Oppure tutto quanto scivolerà lentamente nel buio. Così come si spengono le luci sul palco, a fine serata. Solo che di “spettacoli” noi ne facciamo uno solo all’anno. E così ci sarà magari qualcuno che ci chiederà: “Ma quest’anno non la fate la Festa?”. Che vuoi rispondergli? “No... sono troppo stanco ormai”. O magari qualcuno, per me, avrà la compiacenza di dare una risposta più leggera. Anche se meno veritiera.
E allora verrà il tempo in cui mi renderò conto che non avrò eredi. Almeno per continuare questa meravigliosa avventura. Che tutto scivolerà assieme a me nel grigio-bianco d’un ricordo che tende a svanire, tra un colpo di tosse e la voglia di sentirsi ancora vivi. Io ti ho creato... ed io ti porto con me, mi sembra di dire alla “mia” Festa. Magari con la speranza che tanta esperienza, un domani possa, chissà, servire a organizzare un’immensa Festa nel cielo, con Gesù a presiedere una giuria di angeli, e una passerella di migliaia di piccole star a quattro zampe... e due ali.

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