È noto che in periodi di magra a livello di notizie, i giornali e i mass media in generale aprono i loro spazi anche ad episodi che solitamente non avrebbero dignità di notizia. E dunque di segnalazione. Ciò vale anche per i cani. Ed ecco allora che spesso troviamo racconti dell’animale di turno che sale agli onori della cronaca, spesso solo per aver compiuto un gesto più confacente alla sensibilità umana che canina: salvare il padrone in caso di incendio della casa abbaiando furiosamente; accovacciarsi per giorni interi ai piedi della lapide del compagno defunto; finanche attirare l’attenzione della polizia al telefono, gesticolando fortuitamente con i tasti selettori e scongiurare così un'imminente disgrazia.
Alla base di tutto questo c’è un elemento in comune: il fatto che il cane compia un gesto inconsueto, cioè non necessariamente programmato oppure prevedibile rispetto a ciò che il suo codice genetico e le sue capacità psicofisiche di norma gli permetterebbero. È insomma un classico caso di “principio di contrapposizione”, ben noto ai giornalisti e cartina di tornasole del fiuto da reporter che fa sì che un evento possa diventare ai suoi occhi notizia interessante: da un cane non si aspetterebbe mai che avverta la polizia al telefono; se lo fa, l’episodio diventa curioso e pertanto può rientrare tra le cose di cui parlare.
C’è tuttavia un secondo livello di lettura di questo fenomeno, che ha dei contorni più inquietanti. Ciò che fa notizia è che il cane diventi umano; faccia cose da umano. Ma come, ci si chiede allora: non è forse questo l’obiettivo a cui tendiamo? Non vogliamo forse che il cane diventi del tutto simile a noi a suon di trasformazioni finanche fisiche (vedi: smalto per le unghie; birre e gelati; cappottini firmati; ristoranti e hotel solo per loro, ecc.) e poi ci stupiamo che si comporti esattamente come faremmo molti di noi?
C’è qualcosa che non quadra. Apparentemente.
C’è qualcosa che non quadra. Apparentemente.
Sì, perché a questo punto si insinua l’idea che sia in gioco non tanto un “principio di contrapposizione”, semmai “di rappresentazione”. Cioè: un evento diventa notizia perché rispecchia una realtà che il pubblico conosce e vive.
Ecco allora il nocciolo della questione. Il sospetto è che in realtà non faccia notizia l’inatteso, come sarebbe logico pensare, ma l’atteso! Ogni notizia di questo genere, per assurdo, diventa insomma un'involontaria conferma che la trasformazione da cane a simil-uomo sta effettivamente dando i suoi frutti, e anche nel comportamento (oltre che nell’aspetto) l’animale sta finalmente diventando quel novello Frankenstein che, sotto sotto, alcuni di noi desiderano. Con buona pace di chi ha ancora la testa sulle spalle, ed un cuore veramente cinofilo.

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