martedì 17 maggio 2011

Chi ha orecchie per intendere...

È notizia di questi giorni la decisione del ministero della Salute di modificare l'Ordinanza del 3 marzo 2009 sulla prevenzione delle aggressioni canine, inserendo anche nuove norme che di fatto reintroducono il divieto di taglio di coda e orecchie nel cane e, in generale, di tutti quegli interventi chirurgici destinati a modificarne la morfologia o non finalizzati a scopi curativi. Principi già esposti nella Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia (ratificata dall'Italia il 4 novembre 2010), eppure tali da suscitare ancora una ridda di polemiche. Agghiacciante è ad esempio questa reazione su un blog di cacciatori: “Provvedimento assurdo, tanto più che nei paesi realmente civili, dove c’è una classe politica ben più seria di quella italiana, i cani randagi sono soppressi senza inutili passaggi burocratici che servono solo a moltiplicare la spesa pubblica”.

Ora... mi riesce sinceramente molto difficile capire perché un tale provvedimento di semplice buon senso e tanta civiltà come questo, debba incontrare una simile resistenza. Chi conosce un poco di cinofilia sa infatti che le orecchie (e anche le code) venivano un tempo mozzate per evitare di offrire un facile appiglio al nemico di turno: fosse esso un lupo (per i cani da pastore) o un altro cane nel caso dei combattimenti. La coda, poi, veniva tagliata anche nelle razze da caccia per evitare che restasse ferita nello stretto del sottobosco. Ragioni che oggi non hanno più alcun senso, ma che con il passare del tempo hanno creato un fenotipo (aspetto esteriore dell’animale, ndr) tale da restare poi fisso nello standard e nella mente dei cultori della razza. Per fare un esempio il Dobermann (nella foto) resta agli occhi dei più quel cane con orecchie e coda mozze, anche se ormai i regolamenti delle esposizioni lo mettono sullo stesso piano di quelli interi.    
Si tratta insomma di una questione puramente psicologica, non pratica. Certo, far digerire ad un appassionato di questa razza un cane che, con coda e orecchie intere sembra quasi un segugio, è dura. Ma tant’è: si tratta solo di farci l’abitudine. Probabilmente i nostri pronipoti, abituati a decenni di cani integri, si stupiranno nel vedere tagli spesso assurdi e cani privi di coda così come si vedono oggi. Eppure questa icona mentale è talmente difficile da cambiare che addirittura fa emergere reazioni smodate e con esse pensieri gretti come quello del blogger appena citato. Segno che per una minoranza (speriamo che tale sia), il cane resta quella bestia da sacrificare in nome dei nostri gusti, e al diavolo gli animalisti, i ministri e tutti coloro che non capiscono un c.... di queste cose da veri uomini.
Chi ha orecchie per intendere... capisce insomma quanta strada debba ancora fare una cinofilia che voglia definirsi seria e responsabile. Un modo di vivere il cane che ancora troppe volte si scontra con mentalità retrograde, da macho, se non proprio da idioti. Coraggio allora, ci tocca continuare a rimboccarci le maniche e proseguire, con certosina pazienza, verso un obiettivo di civile senso dell’animalità.

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