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| John Bradshaw |
Cari cinofili che avete preso un cane di razza nordica perché assomiglia ad un lupo. E voi altri che, con grande soddisfazione, intravvedete nelle pieghe del comportamento del vostro cane, tracce inequivocabili (e per questo affascinanti) del cugino selvatico, e come tali vi fanno sentire un po’ dei novelli Konrad Lorenz o David Mech... mettetevi il cuore in pace. Cane e lupo sono di fatto animali diversi, tanto che qualcuno propone di considerarli perfino come appartenenti due specie a sé. Lo confermano - impietosamente, aggiungo io - le indagini scientifiche dell’ultimo decennio. E ne fanno eco bestseller come il recentissimo La naturale superiorità del cane sull’uomo di John Bradshaw (Rizzoli, 2011).
Lo so, è un duro colpo. All’orgoglio, in primo luogo. Quello un po’ macho che, allo stesso modo, vi fa scegliere un’auto di grossa stazza e cilindrata per farvi sentire padroni della giungla d’asfalto. In secondo luogo alla fantasia. Chi di noi non ha sognato di avere un lupo domestico? Chi non ha mai cercato il brivido di quei misteriosi occhi ambrati nello sguardo da polentone del nostro amico tutto cuccia e biscotti? Basta. E’ tutto finito. Se proprio volete vedere un lupo, comprate un Dvd, un poster, oppure tentate la fortuna in un’oasi naturale americana.
Consolatevi, però. Così facendo, la scienza mette i bastoni tra le ruote anche a noi, cresciuti a cani e Nutella. E ci spinge ad abbondare quel grumo di convinzioni che ci faceva vedere, con esattezza quasi matematica, ogni azione del nostro Fido in chiave lupina. “Branco”, “individuo alpha”, “soggetto omega”, “dominanza”... tutto sembrava funzionare come un orologio svizzero. Salvo accorgerci, ora, che invece che un Rolex guardavamo una patacca made in Taiwan. Addirittura quella meravigliosa “sottomissione attiva” che tanto ci rendeva “fighi” a citarla in ogni occasione (quella, tanto per intenderci, in cui un soggetto sottomesso lecca gli angoli della bocca al dominante in segno di pacificazione) pare che debba essere rivista in una più innocua “ricerca di affiliazione”. Richiesta di amicizia, insomma, per dirla alla Facebook.
Pazienza. Da ora in poi inizieremo a guardare il cane con occhio diverso e ci sforzeremo di vedere ciò che veramente ci si pone sotto al naso. Senza pregiudizi. Ma anche senza quel sottile fascino che il lupo da sempre ci suggerisce e che ora, suo malgrado, siamo costretti ad abbandonare. Almeno per ciò che riguarda quella preponderanza che fino a ieri potevamo dargli.

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