I cani possono essere un toccasana per i bambini: ne stimolano la socialità, li aiutano a superare la timidezza, li spingono ad assumersi responsabilità, ne migliorano le capacità psico-motorie ecc. Ormai lo sappiamo e ce lo conferma ogni ricerca scientifica condotta in tal senso. Oltre che un pizzico di buon senso.
Tutto bene, dunque. A tal punto che spesso l’animale viene adottato dalla famiglia non tanto per dare seguito alle incessanti richieste del pargolo; quanto semmai come “giocattolo intelligente” (sul modello di quelli della Clementoni, avete presente?) e pertanto accolto in casa con quella soddisfazione da novelle Maria Montessori in preda ad un’astinenza da educazione permanente.
Eppure c’è qualcosa che non va, perfino in questo quadretto da Mulino Bianco: il genitore. Sì, proprio lui che si pone il cuore in pace e così facendo crede di aver donato al figliolo l’equivalente di un computer didattico vivente. Lui, dov’é? Cosa fa dopo aver portato il cucciolo in casa? Come segue la nuova accoppiata baby & baby?
Sono domande necessarie dal momento che troppo spesso si relega al cane il ruolo da “Sos Tata”, presupponendo che dalla semplice interazione tra i due esca un nuovo Einstein a due zampe. No, mi spiace non è così. Il cane fa il cane, ovvero esplica quel concentrato di anarchia, istinto, affetto, memoria di razza e casino che sono propri della sua natura. Per contro anche il pargolo fa altrettanto. Certo, è probabile che da questa “teoria del caos” nasca qualcosa di buono. Ma non nascono certo regole, insegnamenti, senso dei limiti, rispetto e quant’altro possa un domani servire ad entrambi, se il genitore è assente. Se cioè non segue in maniera intelligente, aperta e costruttiva questo nuovo binomio a 2 e 4 zampe. E farlo non significa anteporre l’ansia (“Attento che ti cava un occhio!”; “Non sporcarti i pantaloni!”; “Non rompere il vaso” ecc.) ad uno sguardo acuto su ciò che i due ogni giorno manifestano, creano, distruggono e ricostruiscono assieme. Non significa nemmeno imporre delle regole ferree sulla gestione dell’animale, se prima non si spiega bene alla creatura perché il cane ha bisogno di questo e non di quest’altro.
L’adottare un cane-tata, insomma, non solo non ci solleva dal nostro ruolo genitoriale ma, anzi, ce lo impone ancor di più, in quanto ci chiede di essere genitori e cinofili accorti. A meno che, sopraffatti da tanto impegno, non decidiamo - al posto del cane - di acquistare un più semplice “Sapientino”.

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