martedì 24 gennaio 2012

Un cane “prêt-a-portrait”

Non riesco a stupirmi. Lo confesso e mi dispiace. Ma proprio non riesco a stupirmi della notizia che circola in questi giorni: l’apertura anche in Italia di agenzie che offrono cani in affitto per poche ore. Giusto il tempo di farne bella mostra nei parchetti “chic”, in un salotto “in”, o ad una sfilata. Meglio poi se di colore intonato al vestito. Non mi stupisco per il semplice fatto che ci troviamo semplicemente di fronte all’esternazione di un sentimento molto più comune di quanto si pensi: il cane come oggetto, da modellare a seconda dei nostri spazi, delle nostre esigenze e delle nostre civettuolerie.

Allora vi prego, lasciamo stare almeno oggi un lungo e borioso discorso sull’effetto psicologico che questa pratica può avere su questi poveri cani “prêt-a-portrait”. Sì, lo sappiamo che è deleterio, fuorviante, terribile. Ma di questo – scusate – non gliene frega niente a nessuno (o quasi). È pertanto inutile che ancora una volta saliamo in cattedra a difendere gli interessi di queste creature più indifese. L’effetto sarebbe scontato, esattamente come le parole che useremmo per intessere un’arringa tipo Pubblico Ministero della cinofilia. Quindi... lasciamo stare.

Per oggi (ma solo per oggi) ci limiteremo ad una smorfia della bocca. Ad un sano senso di disgusto. Ad un improvviso attacco di nervosismo. Perché ancora una volta riusciamo a non stupirci non tanto di chi farà soldi sul mantello di queste bestiole, quanto semmai dell’infinita stupidità di coloro che spenderanno fosse anche solo un euro per avere un cane in affitto. Rimbecilliti che risultano dissolti in questa pratica che sa di mercimonio della carne. E dell’intelligenza.

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