Basta un poco di zucchero e la pillola va giù... Chi non ha mai sentito almeno una volta questo simpatico motivetto cantato da Mary Poppins? E chi non l’ha mai canticchiato, magari per dare un farmaco - sgradito ma necessario - ad un bambino riottoso? Pochi. Ma ora potranno essere molti di più, almeno negli Stati Uniti e in Inghilterra. Solo che a ingoiare la pillolina non sarà un bambino, ma un cane.
Dal 2007 negli States è in commercio un farmaco (lo chiameremo semplicemente R. anche se un nome ce l’ha) che rappresenta l’equivalente del Prozac per gli umani: vale a dire un antidepressivo utile, secondo chi lo produce, per combattere l’ansia da separazione per quegli animali costretti a restare qualche ora da soli in casa. Ma anche per “eliminare la bava e la masticazione compulsiva”, ad esempio quando il nostro poveretto ci vede mangiare un bell’arrosto e lui nella ciotola ha solo una manciata di orride crocchette. Il farmaco, per la cronaca, è sbarcato ora anche nel Paese dalla più lunga tradizione cinofila: il Regno Unito.
La notizia inorridisce, certo, ma non sorprende più di tanto. Di fatto ripercorre il sogno della panacea, del farmaco contro ogni male: dal cancro alla delusione amorosa. E ormai siamo abituati al fatto che il confine tra la specie umana e quella canina è ridotto a un colabrodo, con l’effetto che i cani vengono considerati al pari degli umani. In tutto e per tutto. Perché allora stupirsi se qualche genio ha trovato la soluzione contro quegli... assurdi e incomprensibili latrati di solitudine... e per quella bava schifosa che... chissà poi perché gli esce dalla bocca quando ci vede mangiare una bistecca fiorentina! In fondo lui il suo mangiare ce l’ha!
E allora... che sciocco quel Nicelli che sta scrivendo, che non capisce che con una semplice pillolina migliora d’un colpo la qualità di vita dell’intera umanità. Mandatelo a lavorare nei campi lui che difende il benessere dei cani e non ci protegge da orrendi latrati bavosi! E poi – scusate – il farmaco R. ha pure sapore di roastbeef! E che vuole di più il cane!
Certo, chiedo perdono. Penso che andrò al primo canile che trovo col capo cosparso di crocchette, e lì cercherò qualche contadino compiacente che mi presti una vanga e un fazzoletto di terra. Però, prima fatemi finire l’articolo...
Fatemi ancora dire che usare il farmaco R. sarebbe per assurdo come arrivare ad addormentare un neonato sul gas di cucina perché non vuol saperne di dormire (l’alternativa in casi impossibili c’è: un bel giretto in macchina...), riempire di sonniferi un ragazzino troppo vivace, legare al letto il nonno che vuole andare tutti i giorni al suo campo di bocce. Non lo faremmo mai... vero? Ehm... vero?
Invece con il cane tutto è permesso. Perché il cane dev’essere gioia, mica rompimento di scatole perché abbaia, perché è goloso, perché vuole giocare a palla... E che diamine, sarà pure un cane, no? Ed io di problemi ne ho già tanti! E allora faccia il cane. Ovvero: mi saluti quando sono di buon umore se no se ne stia in un angolo; mi salti pure addosso se ho la tuta, ma guai se ho lo spezzato grigio; mangi pure quello che vuole, ma guai se dimostra che gli fanno schifo le crocchette X & Y che mi sono costate ben 3 euro e 50 per 15 kg (+ 500 grammi in omaggio e posso vincere anche una vacanza a Disneyland a vedere il circo dei cani addestrati). Chiedo forse troppo? In fondo io: lo nutro, gli metto l’antiparassitario, gli ho comprato una pallina tre anni fa... Al suo posto io sarei l’essere più felice sulla Terra, altro che no!
Corrosa la barriera darwiniana tra uomo e cane, quest’ultimo è entrato suo malgrado nel nostro regno. E, come ci insegna la natura (e quel vostro Nicelli dovrebbe saperlo!), gli tocca uniformarsi a noi, alle nostre esigenze e persino alla nostra farmacologia.
Sarà, ma chi scrive resta ancora perplesso, mentre si è già incamminato verso il canile di zona. In mano ha un sacchetto di crocchette da 1,50 euro per 10 kg. Ha fatto un affare, perché in fondo deve solo spargersele sulla testa. Come promesso...

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