martedì 12 aprile 2011

Il miglior amico dell'uomo

Vi siete mai chiesti, in maniera approfondita, perché il cane viene comunemente definito “il miglior amico dell’uomo”? “Perché ci ama incondizionatamente”; oppure “perché non ci giudica”; o ancora “perché non ci tradirebbe mai”, potreste rispondere. Sì... tutto vero. Io però vorrei aggiungere una ulteriore risposta: “Perché ci sopporta!”.

Nell’immaginario collettivo, infatti, l’amico (quello vero) è colui che risulta in grado di andare oltre tutte le nostre paranoie, le nostre manie, perfino qualche nostro difetto, in nome di quella fratellanza affettiva che risulta spesso più difficile da trovare di un quadrifoglio, ma proprio per questo è tale da suggellare un rapporto in grado di superare ogni barriera spaziale e temporale. Ecco, così è il cane. Un essere vivente che probabilmente capisce solo il 30% di quello che gli diciamo con la tipica voce stucchevole che usiamo con i neonati; che intuisce l’80% dei nostri stati d’animo; e che nel 90% dei casi sa quali sono i nostri punti deboli, e lì ci ficca il suo musone pur di ottenere qualche vantaggio in termini di comodità, migliore alimentazione (pensa che noi umani ancora ci chiediamo perché lui preferisca il nostro arrosto a fronte di una bella ciotola di crocchette!) o deroga alle leggi casalinghe che gli abbiamo imposto fin dal primo giorno.
Ecco il cane: l’essere al quale chiediamo di fare un vero e proprio sforzo “culturale” per adeguarsi a stili di vita che sono lontani mille miglia dai suoi. E che, malgrado tutto, non disdegna un colpo di coda sorridente anche se abbiamo il viso tirato, la bocca imbronciata e un nervoso tale che spaccheremmo tutto.

Incoscienti delle grottesche fesserie alle quali molte volte lo sottoponiamo, non ci accorgiamo di come il cane nel 90% dei casi ci sopporti con ghandiana serenità. Nel 10%, invece, sperimentiamo il suo legittimo “giramento di scatole”: allontanamenti, ma anche ringhi e talvolta schiocchi di denti. E stupidamente ci chiediamo: “Perché ha fatto così”? Salvo subito dopo cercare l’indirizzo dell’educatore cinofilo di turno per correggere questa evidente dimostrazione di mala-educazione.  
Così facendo ci nascondiamo dietro un dito fatto di poche parole (“Il cane è il miglior amico dell’uomo) e lì ci sentiamo rasserenati. Ma, a pensarci bene, è lo stesso stato d’animo che proviamo quando inviamo 10 euro per salvare le foreste dell’Amazzonia e grazie a questo ci vantiamo di essere “ambientalisti”. Anche se poi, per prendere il giornale sotto casa, immettiamo dieci chili di CO2 nell’aria con la nostra utilitaria.

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