Come ogni battaglia che si rispetti, anche questa inizia perlopiù all’imbrunire: quando torni a casa dopo una giornata di lavoro e ti aspetti (o speri) che tutti ti accolgano festosamente. In effetti così accade. Il cane si sloga la coda tanto l’agita; la moglie sorride; il bimbo fa le feste e inizia a raccontarti la sua giornata fatta di piccole schermaglie scolastiche dove i protagonisti vengono sempre chiamati con nome e cognome: Angelo Rossi mi ha preso la gomma; Mario Bianchi mi ha dato uno spintone ecc. Così ti spogli: fisicamente della divisa da ufficio, e psicologicamente da ogni maschera che tuo malgrado hai indossato. In due parole, sei ora umanamente nudo.
Ed è qui che ti aspetta il tuo avversario a 4 zampe. Lui - che poco prima ti è saltato fino al naso dalla contentezza – ora se ne sta apparentemente quieto e soddisfatto nel suo ciotolone. In realtà sta affinando armi talmente sottili e perfide, da fare un baffo agli psicologi dei marines. Sta per avere inizio la battaglia degli sguardi.
Lui ha dalla sua parte cinque anni di studio di te, dei tuoi punti deboli, dei tuoi vizi solo apparentemente tollerati con magnanimità canina. In realtà ti ha schedato. E poi peggio di un “Charlie” vietnamita (come venivano chiamati i Viet Cong dai soldati Usa, ndr) conosce la sua foresta che va dalla cuccia alla cucina, passando dal deserto del divano e il fuoco sacro della televisione. E come ogni soldato che sappia il suo mestiere, anche lui sa benissimo che giocare “in casa” può favorirgli la vittoria.
Tu, marines di primo pelo appena uscito dall’accademia, ti siedi ingenuamente di fronte alla tanto agognata bistecca di manzo con patatine. Te la sei gustata mentalmente fin da quando l’hai comprata al supermercato, ed ora sfrizzola ancora nel piatto, pronta per essere divorata.
Il Charlie però entra in azione. Prima si avvicina in maniera quasi disinteressata. Beve un sorso d’acqua dalla ciotola e guarda fuori dalla portafinestra. Poi, in men che non si dica, eccolo piazzato a un metro da te. È scaltro proprio come un figlio della giungla: non abbaia (cosa che lo condannerebbe subito in giardino); non alza le zampe; non sbava. Semplicemente... ti guarda.
Te ne accorgi, ma fai finta di niente. Farlo notare significherebbe attrarre ancor di più la sua attenzione. Così fissi ancor di più tua moglie, che si gongola di tanto e insolito interesse.
Il manzo ti si scioglie in bocca come burro. Le tue papille gustative fanno festa. Però... C’è un qualcosa che ti pungola; che ti infastidisce come una mosca: sono due pupille silenziose ma perforanti, quelle del “muso giallo” del tuo cane. Ti guardano. Scrutano ogni movimento della mandibola. Le sue orecchie percepiscono persino le proteine che stai ingollando. E aspetta. Sa infatti benissimo che nessuno - tu men che meno – sa resistere: vuoi per “cuore di papà”; vuoi per sfinimento, e così alla fine mollerai la presa.
Sei a metà bistecca. Fino ad ora hai difeso le posizioni con grande coraggio. Quando... accidenti... tua moglie fa un errore proprio da soldato semplice. Dice: “Guarda che faccia che fa...” rivolgendosi al cane. Quel bastardo di un Charlie ha cambiato prontamente aspetto. Ora ti guarda, sì, ma con gli occhioni grandi del Gatto con gli stivali del film Shrek. Tu sei infastidito. Fulmini quella pivella con un’occhiata che dice: “Ma cosa dici... zitta per carità!”. Ma stai perdendo terreno.
Ed ecco che quel fetente gioca l’arma finale: un uggiolio tanto impercettibile da non destare sospetti. Eppure lo fa. E tua moglie crolla: “Dai... un pezzettino non gli farà male, no?”. Così quel pezzettino, che tu hai staccato a dosi omeopatiche, diventa prima un centimetro quadrato. Poi 5 centimetri. Alla fine la restante mezza bistecca.
Charlie ha vinto e tu ti consoli con le ultime patatine fredde e ciucciate che tuo figlio ha lasciato. Mentre lui torna nella giungla e si perde nel verde... del copridivano.

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