Lo so. La tentazione di aderire in tutto e per tutto a questa frase attribuita a Madame De Savignè c’è, e credo che abbia sfiorato la maggioranza dei cinofili nei loro momenti più di sconforto, rabbia o delusione. D’altra parte è quanto afferma senza mezzi termini quel 50% di proprietari canadesi che, a campione (505 in totale), più o meno hanno risposto con queste stesse parole a un recente sondaggio. Eppure... c’è un “non so che” di stonato in questo sentimento. Un qualcosa che stenta ad essere accettato, come se un ultimo baluardo di dignità umana respingesse questo radicale abbandono alle cure canine a fronte di quelle umane, pur maldestre, corrose ed emotivamente tossiche che si rivelino con il passare degli anni.
Insomma da uomo - pur ferito, deluso, persino schifato come talvolta lo sono anch’io dai miei conspecifici – mi riesce difficile accettare questa resa incondizionata di fronte alla superficialità e cattiveria dei nostri colleghi bipedi. Anche se io sono il primo a condannarli per le tante assurdità che fanno ad esempio nei confronti dei cani. Da cinofilo, poi, non posso che guardare con orrore a questo innamoramento trans-specifico, privo di alcuna regola o semplicemente remora che l’intelligenza e la conoscenza dell’animale cane ci dovrebbe imporre. Si pone infatti il rischio di attribuire all’animale un ruolo che non gli compete; non sarebbe in grado di sostenere senza con questo subire pesanti disfunzioni comportamentali; e infine non è giusto che ricopra.
Nessuna persona intelligente affiderebbe ad esempio la guida di una multinazionale ad un ragazzino di 12 anni che dice di voler fare i soldi di Berlusconi o di Marchionne. Semplicemente perché – pur intelligente o genio che sia – non ha il giusto grado di maturità, esperienza e capacità di problem solving che invece dovrebbe avere. Allora perché affidare in toto al cane questo ruolo di nostra balia, se non proprio di “mamma adottiva” in grado di consolarci di fronte a un mondo che appare come brutto, sporco e cattivo?
Cerchiamo insomma di restare con i piedi per terra e la testa sul collo. Basta, per favore, con questo continuo tira-e-molla con il cane, in base al quale un giorno vale poco più di una cicca masticata, mentre il giorno dopo invece diventa la panacea di ogni nostro male esistenziale; la cuccia vivente dove riporre la nostra anima graffiata dagli uomini.
Lo so. Il genere umano non è che sia il massimo della disponibilità, dell’altruismo, dell’affetto senza compromessi. Però restiamo lo stesso uomini, con tutto il valore che possiamo avere. E allo stesso modo il cane deve restare quel meraviglioso animale che è. Non “altro da sé”. È stupendo così com’è: grande esempio di tutte quelle doti che spesso noi umani abbiamo perduto. Ma è giusto che resti un cane. Per il suo bene, prima che per il nostro.

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